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La Confraternita del Carmine ed i Riti della Settimana Santa.

La Quaresima è un pò ovunque il momento più atteso dell’anno. Con i suoi riti penitenziali, riesce ad arrivare al cuore delle persone ed a smuoverne gli animi. Certamente, non è ignaro a tutto ciò, il pio esercizio svolto dalla Confraternita del Carmine di Mottola, che organizza il Sabato Santo, la particolare Processione dei Santi Misteri. La nascita di questa Confraternita è da ricondursi al grande impegno svolto dal carmelitano Frà Carlo Scialpi di Martina Franca, in visita quaresimale alla cittadina di Mottola nel ruolo di predicatore. Il Monaco rimasto profondamente colpito dalla devozione dei fedeli nei riguardi della Vergine del Monte Carmelo, dalle loro lunghe processioni penitenziarie svolte durante i sette sabati che precedono la Pasqua, nella domenica in albis ed il 16 Luglio giorno dedicato alla festa della Vergine, verso il Santuario della Madonna Abbasc’, decide di far leva sul buon cuore del Vescovo affinchè costituisse la congrega del Carmine. Nasce dunque il 12 Marzo 1701 la Confraternita del Carmine ed anime del Purgatorio, la cui sede era presso la Chiesetta costruita al centro del paese.

Ex antrata principale della Chiesa del Carmine, in via Purgatorio.

Da questa profonda devozione, nasce da parte della congrega, l’idea di organizzare la Processione dei Sacri Misteri. Essa parte nel 1860, anno in cui si cominciano ad acquistare dai maestri cartapestai leccesi, le prime statue della Via Crucis. Una processione in cammino dunque da ben 300 anni. La particolarità di questa processione è strettamente legata all’orario d’uscita: già alle tre del mattino, per le vie di Mottola, il troccolante fa riecheggiare il suono della “troccola”, o volgarmente conosciuta come “tric trac”, segno di riunione per i confratelli presso la Chiesa in attesa della partenza alle prime luci dell’alba. La scalpitante attesa per la Settimana Santa comincia a farsi sentire a partire dalla Domenica delle Palme: i confratelli con l’abito di rito, si recano in preghiera al mattino presto, verso un luogo stabilito per la benedizione delle palme, evento che rievoca l’entrata di Cristo in Gerusalemme.

La famosa Troccola.

Il turbine di emozioni trova spazio nel Triduo Pasquale. Già a partire dal Giovedì Santo, i Confratelli del Carmine, detti “paranze”, durante la visita ai sepolcri, girano a piedi scalzi col volto coperto, i vari repositori, dando man mano il cambio ai fratelli inginocchiati in preghiera. Questo rito segue uno schema ben preciso: i confratelli a coppia di due, vengono guidati dal troccolante verso i vari sepolcri. Arrivati in Chiesa, i due confratelli si pongono ai lati dell’altare ed uno di loro fa risuonare tre colpi a terra col bastone, il cosiddetto “p’rdon”, per avvisare del cambio. Segue poi il saluto e l’inginocchiamento, e la coppia prosegue col troccolante il cammino penitenziario. Il tutto viene svolto in rigoroso silenzio, avvolto solo dal profumo dell’incenso che rende ancor più suggestivo il momento. Arrivata la mezzanotte i confratelli ritornano alla Chiesa del Carmine ed attendono l’entrata della processione dell’Addolorata. E’ da ammirare l’impegno e la devozione di questi ragazzi che lavorano giorno e notte per la realizzazione di questo evento.

I misteri più antichi della Processione del Sabato Santo, Chiesa del Carmine, Mottola.

Il venerdì Santo segue l’uscita penitenziaria dei confratelli in visita ai repositori: fino alla metà del 1800 infatti erano soliti camminare solo il venerdì mattina, negli anni più recenti è stata inserita la modifica di farli uscire anche il giovedì Santo. Dal pomeriggio cominciano i preparativi dei vari simboli. La cappella del Sangue Sparso ospita la bara di Gesù morto: le anziane devote della Chiesa, a tende chiuse, intrecciano con fili di cotone i candidi fiori di Violaciocche attorno alla bara di Cristo. E’ un lavoro che richiede impegno, tempo ed attenzione poichè i fiori sono molto delicati, e l’intreccio deve essere fatto con cura affinchè non si stacchino dal legno della bara. E’ usanza per i fedeli, al termine della Processione, staccare un fiore dalla bara e portarselo a casa, conservandolo fino all’anno successivo, come segno di protezione.

Giunti al Sabato Santo l’emozione è ormai scalpitante. La Troccola che batte i suoi ferri contro il legno massiccio, fa da sveglia ad un paese che è ancora addormentato. La Chiesa ormai è vuota, i banconi lasciano spazio alle Consorelle ed i Confratelli, alla banda, alla Madonna e a Gesù Morto. Sull’asfalto sono adagiate le varie statue, la banda prova qualche accordo ed il troccolante attende il via. La processione parte alle prime luci dell’alba, essa è molto lunga, e se vista dall’alto, sembrerebbe di assistere ad un lungo manto bianco disteso. I confratelli infatti sono vestiti tutti nello stesso modo: indossano la tunica bianca alla cui vita è strinto un cilicio di seta bianco, un corto mantello giallino con il bavero ed i bottoncini marroni, lo scapolare sempre di color marrone le cui bande cadono sul petto e sulla schiana, sulla prima vi è scritto “Decor”, sulla seconda “Carmeli”, segno di appartenenza alla congrega. Tutti indossano un cappuccio bianco con soli due fori all’altezza degli occhi, bloccato da una corona di spine; le mani, anch’esse coperte da guanti bianchi, impugnano la mazza.

Gruppo di Confratelli durante la Processione del Sabato Santo, Mottola

Ad aprire la Processione vi è un gruppo di musicisti che intonano le marce funebri, più indietro il troccolante, a cui segue poi alta ed imponente, la bandiera del lutto Carmelitano. La prima statua che avanza è Gesù nell’orto degli ulivi, breve stacco di coppie di fratelli, e troviamo Gesù condannato. Con questo schema alternato seguono la Caduta, I due Serafini che stringono tra le mani uno la tunica di Cristo e l’altro il sudario con l’effige di Gesù, Gesù in croce, la Pietà, Gesù deposto e la croce del Calvario coi simboli della Passione. Segue la schiera delle Consorelle, che indossano solo una tunica bianca, il cappuccio con la corona, i guanti e lo scapolare. Questa schiera è interrotta tre volte dalle croci portate in spalla da una di loro: il legno che striscia sull’asfalto ruvido riecheggia per le vie come un grido di strazio nel silenzio generale. Dopo di esse vi è il Priore con il Consiglio che anticipano la bara di Cristo circondata dalle piè donne. Segue poi la banda, i chirichetti con il Parroco, ed infine l’Addolorata, a cui fa seguito una moltitudine di fedeli in preghiera.

Stabat Mater Dolorosa, Mottola.

Il movimento lento ed oscillatore dei Confratelli, ha di recente portato il giovane Priore della Confraternita, Vito Greco, a coniare il termine “nazzicare”. Egli ha più volte sollecitato i suoi confratelli a “nazzicare non solo con il corpo ma anche con il cuore”, simbolo di solidarietà ed unione verso il fratello e la Confraternita. Certamente il momento più toccante è l’entrata della Processione nel Corso: i bordi dei marciapiedi straripano di gente venuta da fuori paese per assistere a questa maestosa processione. La strada è silenziosa, l’unico suono che si sente è la marcia funebre “Mamma” che rende ancor più suggestivo ed emozionante il momento. E’ difficile in questo caso trattenere la commozione, persino per gli stessi confratelli: il suono del triangolo, lo strumento musicale che primeggia in questa marcia, rievoca i colpi dei chiodi alla croce, le parole non rendono giustizia in questo caso, è difficile spiegare ciò che si prova, l’unica cosa da fare è contemplarla nel silenzio personale.

La Processione mentre attraversa Corso Vittorio Emanuele, Mottola.

La processione rientra nella Chiesa del Carmine all’orario di pranzo tra la stanchezza e la commozione dei confratelli che salutano Gesù morto e l’Addolorata, ed in silenzio, fanno rientro alle loro case. Il consiglio più importante in questo caso da seguire, è riuscire almeno una volta nella vita, a far visita al paese di Mottola ed assistere ai sacri riti quaresimali, perchè ne vale la pena.