RITI E TRADIZIONI DELLA SETTIMANA SANTA A MOTTOLA
Se c’è un evento che non puoi assolutamente perderti, questi è la Settimana Santa mottolese. Già con l’introduzione del rito delle Sacre Ceneri, il popolo di Mottola si presta a vivere uno dei momenti più emozionanti dell’anno e che trova il suo culmine nella Settimana di Passione. I Riti Pasquali mottolesi affondano le loro radici nella dominazione spagnola del Meridione avvenuta nel XVI secolo. I cittadini infatti adottarono le usanze e i costumi spagnoli: riti, pellegrinaggi, processioni, già molto diffusi nella cattolica Spagna. Il propagandarsi di questa tradizione è da ricondursi al grande lavoro che svolgono le confraternite per rendere ancora più suggestiva la Settimana Santa. Queste sono: Confraternita di Sant’Antonio, Confraternita del Rosario, Confraternita dell’Assunta e del SS Sacramento, e infine la Confraternita del Carmine.
Subito dopo Carnevale, si entra nel vivo della Quaresima attraverso l’imposizione delle Sacre Ceneri, a cui partecipa con grande devozione tutto il paese. Da questo momento, ogni venerdì fino a Pasqua si assiste alla via Crucis, ossia la rievocazione della via dolorosa di Cristo attraverso le XIV stazioni recitate in ogni Chiesa. Ogni Chiesa inoltre si alterna nei venerdì che precedono la Pasqua, ad organizzare la via Crucis stazionaria per le vie del paese, portando in processione la statua del Crocifisso e recitando preghiere e meditazioni. Oltre ai venerdì di Passione, vi sono anche i Sabati di Passione, infatti, l’usanza vuole che i fedeli si rechino in pellegrinaggio, rigorosamente a piedi, per la via tortuosa, in segno di penitenza, verso il Santuario della Madonna Abbasc’, dove viene celebrata la Santa messa.
Si giunge alla Domenica di Passione, con il Sacro rito della benedizione delle Palme: gli abitanti di Mottola, si procurano rami di ulivo dai loro terreni e si avviano in processione verso un luogo stabilito rievocando l’entrata di Cristo in Gerusalemme. Effettuata la benedizione da parte del sacerdote, ci si avvia cantando verso la Chiesa per la Santa Messa. E’ usanza per molti paesani, ripiantare gli stessi rami benedetti nel terreno in senso di protezione e prosperità futura. Molto diffusa è anche l’usanza di digiunare dalla carne per tutto il periodo Pasquale. In questo giorno inoltre il gruppo amici di Don Tonino Bello organizza presso il Santuario della Madonna Abbasc’ il musical “La Passione”: il luogo suggestivo, le canzoni strazianti, l’emozione che accompagna ogni persona, rende unico questo revival che riesce a raccogliere ogni anno un gran numero di visitatori, i quali partono con largo anticipo dai loro paesi per ritagliarsi il posto migliore ed assistere alla rappresentazione.
Momento forte e sicuramente il più sentito della Settimana Santa, è il Triduo Pasquale. Sono molti infatti i riti che accompagnano questi tre lunghi giorni. Partendo col Giovedì Santo, le Chiese preparano il repositorio dove verrà collocato il corpo di Cristo. La preparazione del sepolcro è frutto del lavoro dei confratelli di ogni parrocchia che senza sosta, lavorando anche di notte, si impegnano a rendere suggestivo il luogo che accoglierà il Signore. Momento centrale di questa giornata è la messa in Coena Domini, dove avviene il rito della Lavanda dei piedi, come avvenne durante l’ultima cena. Terminata la Santa Messa, le cosiddette “paranze”, ossia coppia di confratelli, assieme al troccolante si avviano in pellegrinaggio verso le Chiese: una volta arrivati al repositorio una paranza ha il compito di avvertire la coppia in preghiera con tre colpi battuti a terra con la cosiddetta “mazza”. Avvenuto lo scambio si dirigono a loro volta verso un altro repositorio, accompagnati dal suono della troccola e dal loro passo lento ed oscillatore.

La gente, in silenzio e in meditazione, esce di casa per far visita ai sepolcri. Per le strade si respira un’aria di angoscia dovuta al silenzio e al senso d’angoscia che questo rito suscita. Il turbine di emozioni viene amplificato maggiormente con l’uscita della processione notturna delle 23:30 della Madre Addolorata. Il suono del flauto struggente, il battere del ferro contro il legno della “trick track”, le paranze munite di fiaccole, accompagnano Maria in processione per le vie del paese in cerca del Figlio. Giunti alla Chiesa del Carmine, i confratelli incappucciati, in pieno raccoglimento, intonano “Madre”. Trovarsi all’uscita di questa processione è qualcosa di straordinario, l’unica cosa che puoi sentire è un misto di brividi ed immensa tristezza. Il Venerdì di Passione, viene vissuto dai cittadini mottolesi come giorno di lutto: non si ascolta musica, non si guarda la televisione, si digiuna; nelle Chiese gli altari sono spogli, i volti dei santi coperti, e si vive il tutto in profonda preghiera. Si aspettano le 18:00 per l’uscita della processione serale costituita dalle tre confraternite dell’Assunta, Rosario e Sant’Antonio. La nebbia che fa da sfondo a questa processione rende unico e suggestivo il passare lento e silenzioso delle statue.

Si arriva infine al Sabato Santo. Questo giorno segna l’uscita della processione dei misteri della Chiesa del Carmine, processione a cui sono profondamente devota e di cui ne faccio parte. Già a partire della quattro del mattino, il troccolante inizia ad avvisare il paese col suono della trick track, che l’ora è vicina. Le statue sono tutte posizionate per terra, la banda è pronta, si aspetta solo la riunione di tutti i confratelli. Dopo il posizionamento dei confratelli, rigorosamente in ordine, in silenzio si assiste all’uscita di Gesù morto e dell’Addolorata, accompagnati dalle marce funebri. Questa processione è famosa per la sua partenza all’alba e per l’usanza da parte dei confratelli, di percorrere le vie a piedi nudi e incappucciati. Nessun vetro, nessuna ferita, nessun tratto sdruccioloso ferma la loro fede e la loro devozione, ma proseguono “nazzicando” lentamente la via dolorosa.

I riti e le tradizioni della settimana santa spesso vengono tacciati come momenti di esibizionismo e folklore popolare dove si tende a perdere di vista l’obiettivo principale che è Cristo. Queste usanze invece sono il segno di una devozione che dura da mille anni e che non devono mai essere dimenticate, ma anzi divulgate, poiché segnano l’appartenenza ad una cultura, ad un paese, ad una tradizione.
Partecipare ai riti della Settimana Santa a Mottola, è uno dei momenti a cui almeno una volta nella vita bisogna assistere.
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