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SAN BASILIO e L’ANTICO MANIERO: TRA STORIA E LEGGENDA

Nella grande distesa di ettari di grano che caratterizza San Basilio, unica frazione di Mottola in provincia di Taranto, fa da sfondo col suo fascino triste e solitario l’antico Casale del Duca. Percorrendo la statale 100, sia per chi giunge da Bari che per chi arriva da Taranto, ed imboccando lo svincolo per la strada provinciale 23 che porta a Castellaneta – Laterza, l’enorme maniero, già visibile dalla strada, lo si trova quasi subito sulla destra. Originariamente apparteneva alla famiglia nobiliare dei duca Caracciolo discendenti del Regno di Napoli e i De Sangro duca di Martina Franca, prima di essere venduta dall’ultima erede dei De Sangro. La struttura nasce nel ‘600 come palazzo ducale, per poi essere adibita a masseria tra la fine dell’800 e gli inizi del 900.

FACCIATA FRONTALE DEL MANIERO – FOTO DI MARIA GRAZIA SELVA

A tal proposito, l’architetto Angelo Bradascio, che ha elaborato la sua tesi di laurea sul casale, afferma << Secondo la mia ipotesi, attraverso lo studio e analisi della perimetria del luogo, ed approfondite ricerche, in principio la struttura era costituita solo dalla chiesetta e dall’edificio nobiliare. Successivamente agli inizi del ‘700 i duca avrebbero fatto aggiungere l’altra parte, quella contenente le stalle, rendendo l’intero maniero una masseria. La famiglia deteneva all’epoca un’enorme potere latifondista, che comprendeva tutta l’area tarantina, tanto da fare di San Basilio il centro dell’economia agricola >>. Per arrivare al casale si percorre a piedi un tratto di strada ricoperto di terreno e costeggiato da muri di pietra. Appena lo si ha di fronte, non si può non rimanere esterrefatti dal suo imponente fascino, quasi in contemplazione, rievocando gli usi e i costumi dell’epoca medievale. Nonostante l’esposizione ai continui cambi atmosferici, conserva ancora il suo colore originario che dà sul grigio unito ad un rosa chiaro visibile maggiormente sui mattoni che ornano il portone d’entrata, insieme al rosso che caratterizza i tetti spioventi. L’edificio di forma rettangolare, è stato costruito su due piani da cui si accedeva, oltre che dall’interno, anche da una scalinata esterna laterale. La struttura in merlatura dei muri e della finta torre, ha lasciato credere negli anni che il casale fosse un vero e proprio castello medievale. Oltre al silenzio assordante, quasi tagliente con una lama, è possibile osservare al suo ingresso il grande portone sulla cui lunetta è ancora visibile l’iscrizione Conte de’ Marsi.

PORTONE D’INGRESSO – FOTO DI MARCELLO DE CRESCENZO

Procedendo verso l’entrata principale che dà sul cortile sono ancora presenti le lesene con gli archetti neogotici su cui restano i segni degli affreschi settecenteschi, e il pozzo in pietra anch’esso gotico. Dal primo piano si accede alle prime stanze che contenevano i saloni e le cucine, a testimonianza di ciò ci sono ancora i resti di un caminetto a muro. Lasciato anche all’incuria dei vandali, che hanno asportato i gradoni in roccia calcarea viva dalla scalinata, visitare il piano superiore è diventato difficoltoso. L’enorme balconata sottostante la torre era rivolta verso Basiliola mentre le tante finestre servivano a dar luce alle stanze grazie anche alla posizione strategica in continua esposizione ai raggi solari. Ma ciò che più rende misterioso e affascinante questo casale, è la chiesetta gotica con ancora i resti di un campanile ormai usurato dal passare del tempo. Secondo sempre le affermazioni dell’architetto Bradascio, dal suo interno si può accedere ad una cripta in stile bizantino con l’altare rivolto verso l’ovest, dove venivano custodite le lapidi dei duca, trasportate in seguito a Casa Isabella, e di cui rimangono ora solo i solchi nel tufo. Alle spalle del casale vi sono le due enormi cisterne  che servivano a riempire d’acqua i pozzi e per il sostentamento delle stalle. Quel che rende suggestivo questo luogo, è l’aspetto mistico-leggendario che lo avvolge. Secondo la ricostruzione fatta invece dallo storico Pasquale Lentini, il maniero fu molto caro all’ultimo figlio dei De Sangro, Riccardo, grazie anche alla presenza dell’immenso bosco di Burgensatico contraddistinto da alberi di quercia secolari, dove poteva dedicarsi alla sua più grande passione, la caccia. La possibilità di dedicarsi a questo sport, consolidò in lui il forte legame, quasi intimo, con il casale del quale ne divenne assiduo ed unico frequentatore. Il destino però non fu magnanimo con lui: a causa di una delusione d’amore arrecatagli da una donna sposata, il giovane decise di porre fine alla sua vita, suicidandosi il 3 aprile 1881. Il duca Placido de Sangro, padre di Riccardo, decise dunque di abbandonare il casale in mano ai massari, e di trasferirsi nel nuovo palazzo nobiliare, Casa Isabella, non prima però di aver fatto costruire una guglia da un famoso architetto napoletano, tra il 1883 ed il 1885 in onore del figlio amato. La guglia raffigurava Riccardo in tenuta da caccia con in mano il suo fucile e accanto il suo fedele cagnolino. Sul basamento della guglia fece iscrivere nero su marmo tutto il suo dolore per il figlio defunto. Di questo monumento ad oggi rimane solo il basamento, si narra infatti che durante una notte di tempesta del 1974, ironia della sorte volle che un fulmine colpisse proprio la punta della guglia così da mandarla in mille pezzi. Chi fu spettatore di quell’evento lo ricorda come un enorme boato simile ad un urlo di strazio. Lo scintillio dei pezzi che caddero sparsi attorno a tutto il casale e nell’enorme distesa di terra, assomigliavano a tante piccole lacrime. Di quel monumento oggi resta solo il basamento con l’incisione ancora leggibile.

VISTA PANORAMICA DELL’INTERO MANIERO – FOTO DI _air_mavic_

Da quel tragico evento ad oggi, chiunque visiti quel luogo ha la sensazione che vi sia una presenza. Testimonianze raccontano di aver udito una voce, o il calpestio dell’erba… o ancora di sentirsi osservati, seguiti, scrutati. Assecondando tali affermazioni e sensazioni di chi ha visitato il luogo, si potrebbe romanticamente dedurre che Riccardo continui ad abitarlo, quasi a voler confermare il senso di pace e serenità che il maniero gli ha sempre trasmesso. Per molti anni il Castello, così ribattezzato, è stato meta di escursioni, set cinematografici, luogo di interesse per gli sposi per i loro video matrimoniali. Oggi invece videosorvegliato dalle telecamere, a causa dei continui sopprusi subiti da parte dei vandali, accedervi è impossibile, Non resta che ammirarlo da lontano.