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San Francesco a Mottola: l’antico affresco tra storia, fede e leggenda.

All’interno della chiesa di Santa Maria Santissima Immacolata di Mottola si conserva una testimonianza che attraversa i secoli e che, ancora oggi, continua a intrecciare storia, arte e devozione popolare: un antico affresco raffigurante San Francesco d’Assisi, custodito nella chiesa da secoli e considerato, secondo quanto illustrato dall’archeologo Maurizio Campanelli, presidente della microimpresa culturale Leonida Archeologia, il più antico e il più somigliante al Santo tra quelli presenti nel Sud Italia.

Non si tratta, dunque, semplicemente di un dipinto. La sua particolarità risiede innanzitutto nella sua stessa natura: è un’immagine medievale che ha conservato il proprio supporto lapideo, oggi murato nella parete. Pietra, intonaco e tracce del tempo raccontano una storia di sopravvivenza lunga secoli.

L’affresco è oggi inserito all’interno di una cornice dorata, priva di vetro, ed è circondato da una grande tela dal linguaggio barocco, verosimilmente riconducibile alla stagione compresa tra la fine del Seicento e il primo Settecento. È come se un’epoca avesse accolto e custodito la memoria di un’altra: attorno a un’immagine medievale si è costruito, nel tempo, un nuovo spazio di devozione.

Un’immagine che conserva un dettaglio prezioso

Tra gli elementi più significativi dell’affresco vi è il libro raffigurato accanto al Santo. Su di esso compare la scritta “Vigilate et Orate”, “Vegliate e pregate”, richiamo a un passo evangelico legato al momento del Getsemani, quando Gesù invita gli apostoli a rimanere vigili e a pregare.

È un particolare di grande valore, perché contribuisce a restituire all’immagine non soltanto la figura di San Francesco, ma anche il contesto spirituale nel quale la sua rappresentazione venne concepita.

L’affresco appare così come qualcosa di più di una raffigurazione devozionale: è una testimonianza concreta di una spiritualità medievale che, attraverso l’immagine del Santo, ha continuato a parlare ai fedeli nel corso dei secoli.

La memoria di San Francesco a Mottola

Attorno a questa antica immagine si è sviluppata una tradizione popolare che ancora oggi affascina per il suo carattere leggendario.

Secondo la memoria tramandata di generazione in generazione, San Francesco d’Assisi, di ritorno da un viaggio in Egitto, avrebbe attraversato il territorio di Mottola. Stanco per il lungo cammino, avrebbe deciso di fermarsi per riposare.

La leggenda racconta che, fedele alla sua umiltà, il Santo non avrebbe cercato un giaciglio prezioso, ma avrebbe scelto di adagiarsi su una semplice pietra, utilizzandola come letto.

Al suo risveglio, Francesco avrebbe ripreso il cammino. Quando i frati si accorsero della sua partenza, avrebbero trovato sulla pietra l’impronta del suo volto, rimasta miracolosamente impressa.

Da questo racconto sarebbe nata la tradizione legata all’immagine oggi conservata nella chiesa.

Avvicinandosi all’opera, inoltre, si può notare una particolare conformazione del supporto, caratterizzata da un rigonfiamento che ricorda la forma di un cuscino. È proprio questo elemento ad aver alimentato, nel corso del tempo, il racconto popolare secondo cui quella pietra avrebbe conservato la traccia del volto del Santo.

Dalla pietra alla devozione

La storia dell’affresco non è fatta soltanto di ciò che gli occhi possono vedere. È anche una storia di racconti, memoria e devozione.

Secondo la testimonianza trasmessa da Marco Lupo (1856-1940), nel 1696 il vescovo Francesco della Marra avrebbe fatto trasportare e “incastrare” l’antica “lapide” nella sede che ancora oggi occupa.

È forse proprio attorno a quella ricollocazione che, nel corso del tempo, si è consolidata e trasformata la tradizione devozionale legata all’immagine. Non è possibile stabilire con certezza quando sia nata la leggenda, ma è possibile seguirne il percorso attraverso la memoria collettiva: dall’immagine al racconto, dal racconto al luogo, dal luogo alla devozione.

Ed è proprio questo intreccio a rendere particolarmente affascinante la testimonianza conservata nella chiesa di Santa Maria Santissima Immacolata.

Un patrimonio da guardare con occhi diversi

Quello che oggi si presenta al visitatore è quindi il risultato di una storia stratificata. Da una parte c’è l’antica immagine di San Francesco, con il suo supporto originario e i segni lasciati dal tempo; dall’altra ci sono gli interventi e le forme di devozione che, nei secoli successivi, hanno costruito attorno ad essa un nuovo contesto.

Non è soltanto pittura. È pietra, intonaco, ferite e sopravvivenza.

È la testimonianza materiale di un’immagine medievale che è riuscita ad attraversare i secoli, ma è anche il riflesso di una comunità che ha continuato a riconoscersi in quella presenza, alimentandola attraverso il racconto e la devozione.

La figura di San Francesco, il libro con le parole “Vigilate et Orate”, la pietra, il particolare rigonfiamento che la tradizione interpreta come il segno del cuscino e la leggenda del Santo in viaggio costituiscono così tanti frammenti di un’unica storia.

Una storia nella quale arte, fede e memoria popolare si sovrappongono, fino a diventare quasi inseparabili.

E forse è proprio questo il fascino più autentico dell’antico affresco di Mottola: non essere rimasto soltanto un’immagine del passato, ma essere ancora oggi un luogo nel quale il passato continua a vivere attraverso gli occhi di chi guarda, la fede di chi prega e il racconto di chi tramanda.

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